Oltre mille scout dell'Agesci si sono ritrovati, mercoledì 18 luglio, in piazza Magione, sotto al caldo sole palermitano, per mettersi in marcia lungo il tragitto percorso vent'anni fa, assieme al giudice Paolo Borsellino, all’indomani della strage di Capaci.
Raccoltisi dietro lo stesso striscione che il 22 giugno del 1992 apriva quella memorabile fiaccolata, “i mille” hanno raggiunto la chiesa di San Domenico. Qui, al termine di una tavola rotonda, Manfredi, figlio del giudice Borsellino, ha letto il messaggio che suo padre in quella stessa occasione rivolse agli scout, richiamando il debito che tutti noi abbiamo con chi ha pagato con la vita l’impegno per la giustizia, un debito che “gioiosamente dobbiamo continuare a pagare”.
Più tardi, in via D'Amelio, dopo una “lezione-concerto”, ha chiuso la giornata la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Paolo Romeo, vescovo di Palermo, che con grande forza ha richiamato la nostra associazione ad un autentico protagonismo nella società e nella Chiesa. Il 19 mattina, come da programma, quattro laboratori tematici hanno impegnato rover, scolte, capi e capo in vivacissimi dibattiti sulla legalità, sul lavoro, sulla politica, sulla giustizia.
Al cerchio conclusivo la Capo Guida, Rosanna Birollo, ha ricordato a tutti l’urgenza di riprendere, con rinnovato vigore, il coraggio della costruzione del bene a piccoli gesti e con grande perseveranza, che è ciò che, più di tutto, costituisce la nostra forza e la nostra capacità di cambiamento.
Fuori programma il saluto di don Luigi Ciotti, il suo richiamo alla continuità, alla condivisione, alla corresponsabilità, come imprescindibili condizioni per rendere vincente l’impegno per la legalità, la giustizia, la verità
Un altro fuori programma ha visto protagonisti i Clan ospiti alla base scout "Volpe Astuta" (realizzata sul Fondo Miciulla, confiscato alla mafia e affidato ormai da quindici anni alla Zona Agesci Conca d'Oro). Il muro della struttura sfondato, gli zaini abbandonati nel prato circostante. Non un tentativo di furto, ma un "segnale" che "qualcuno" ha voluto lanciare in risposta alla nostra manifesta volontà di “esserci”. Altrettanto significativo il "segnale"con il quale l’Agesci ha risposto in serata stessa, dandosi appuntamento alla base per chiudere la breccia nel muro, come a curare con tempestività questa ferita ancora, e riprendere senza altra sosta la strada dell’impegno. |